Ferdinando Menconi -
Carige, doppia svolta cambiano il capitale e le assicurazioni
Lui si chiama Diego Fumagalli ed è un ragioniere che si è fatto
strada nel mondo delle assicurazioni fino ad arrivare ai vertici delle RAS. E da
qui, con la carica di vicedirettore centrale, si appresta a spiccare il volo
verso Genova. Secondo quanto risulta a Repubblica, infatti, Fumagalli sarà il
nuovo amministratore delegato delle società assicurativa di Carige, la "Carige
Assicurazioni" (ramo danni) e la "Carige Vita Nuova" (ramo vita). Un segnale
forte dato agli azionisti e più in generale al mondo finanziario, dopo le
vicende che avevano portato il comparto assicurativo di Carige sotto la lente di
Bankitalia e dell'Isvap. Non a caso, Fumagalli andrà a coprire una posizione
finora scoperta nella società che che fa interamente capo al gruppo guidato da
Giovanni Berneschi.
La figura dell'amministratore delegato, infatti, non esiste: i poteri sono oggi
divisi tra il presidente, con deleghe operative, Ferdinando Menconi
e il direttore generale Manlio Visconti. Da Aprile, però,
Visconti andrà in pensione, mentre il mandato di Menconi proseguirà fino alla
fine del 2009, data di scadenza dell'intero consiglio di amministrazione. In
questo quadro si inserisce l'imminente nomina di Fumagalli, che
avrà ampi poteri di gestione e sarà operativo nelle due sedi di Genova e di
Milano. L'obiettivo è quello di completare il piano di risanamento finanziario
già avvenuto in questi ultimi anni e di migliorare ulteriormente i risultati
operativi. Il conto economico 2007 sembra però già evidenziare il netto
miglioramento dei risultati con una crescita del 14 per cento del ROE (cioè
quanto rende il capitale conferito all'azienda) e del 6 per cento del comparto
danni. E positivamente si conclude anche l'aumento di capitale della banca
Carige, sottoscritto al 99,7per cento, per un controvalore di circa 954 milioni.
Come emerso già nei giorni scorsi, si rafforza all'interno dei principali
azionisti il ruolo dei francesi di Cnce, che salgono da 14,5 al 15 per cento, e
delle Assicurazioni Generali, che passano dal 2 al 3 per cento. Visto che la
fondazione ha fatto per intero la propria parte, mettendo sul tavolo oltre
quattrocento milioni di euro per confermare il suo 44,1 per cento, i primi tre
soci controllano oggi il 62 per cento del capitale. Ma per Generali il
significativo arrotondamento della quota rappresenta un'operazione "puramente
finanziaria", i francesi potrebbero ribadire anche in futuro la loro voglia di
crescita. Fino a che punto? Nei giorni scorsi il quotidiano francese "La
Tribune" aveva ipotizzato addirittura un cambio di maggioranza, con Cnce diposta
a "soppiantare" la Fondazione. Di certo, per il momento, c'è la volontà di
rafforzare la collaborazione tra Carige e Cnce. In aprile, infatti, i due
soggetti lanceranno Creditis, una joint venture nel credito al consumo, (51%
Carige e 49% Cnce), mentre continua il lavoro congiunto su progetti mirati ne
finanziamento degli enti locali, nel risparmio gestito e, a più a lungo termine,
nell'immobiliare e nell'assicurazione.