Piattaforma Maersk, Tirreno Power e progetto dell'ing. Ozenda

 

Qualche settimana fa, dopo la sconfitta elettorale alle provinciali, il Pd savonese ha messo in discussione il suo segretario ma la responsabilità della perdita di voti non è, a mio parere, di una sola persona né legata a scelte dell’ultima ora, ma di tutto il gruppo dirigente che da anni, in accordo con banchieri ed imprenditori, ha scelto come via di crescita per la provincia la cementificazione del territorio, senza alcuna differenza con le forze del centro-destra. E sembra che ciò succeda anche a Genova, vedendo che la Sistema parcheggi srl ha iniziato a costruire, sotto il parco storico dell’Acquasola realizzato nel 1825, un  parcheggio sotterraneo di 482 posti auto,in parte privati, con il taglio di oltre 100 alberi di alto fusto, nonostante la forte opposizione di tanti cittadini, grazie al via libera di Comune, Provincia e Regione Liguria e, per colmo della beffa, con contributi pubblici.

Ma tornando alla Provincia di Savona, si discute in questi giorni del potenziamento della  Tirreno Power con utilizzo del carbone e della piattaforma Maersk, ed ho letto a questo proposito, sul ‘Il Secolo XIX’, le interviste del dott. L.Pasquale, direttore dell’Unione Industriali e presidente di Carisa, del segretario della Cgil, F.

Rossello, ed il resoconto dell’incontro di Vado con gli imprenditori e le autorità cittadine. Capisco che il dott. Pasquale, gli imprenditori e l’Autorità portuale ritengano il potenziamento della Tirreno e la Maersk occasioni da non perdere ma non capisco l’atteggiamento della Cgil, specialmente per quanto riguarda il potenziamento a carbone della Tirreno Power che, secondo attendibili studi di medici e biologi (MODA), pubblicati e fatti propri dall’Ordine dei Medici, porterebbe ad un aumento della morbilità e della mortalità e ad un peggioramento delle condizioni di vita della popolazione locale, contraria in maggioranza al progetto, ed è in contrasto a quanto si va dicendo da anni nei convegni internazionali sulla necessità di utilizzare le energie rinnovabili. Il lavoro non va salvaguardato a qualunque costo, specialmente quando provoca danni alla salute dei lavoratori o della collettività. Ricordiamoci l’Acna di Cengio o l’Eternit di Casale, come casi limite, ma gli esempi sono tanti.

Per quanto riguarda la piattaforma Maersk, possibile che non si veda altra forma di sviluppo per la Provincia che questa enorme costruzione di cemento di 700x250 m. che creerà un impatto enorme con l’ambiente ?

La multinazionale Maersk ha licenziato lavoratori in Italia ed a Genova ha bloccato i licenziamenti solo per la pressione della Regione che ha dato il via libera alla piattaforma mentre l’analoga struttura di Voltri si è svuotata dei container e le gru probabilmente lasceranno il posto ad un deposito di auto. Potrebbe succedere che la piattaforma di Vado  in futuro diventi un inutile mostro.

Ci sono imprese come i cantieri Mondomarine, di grande artigianato e tecnologia, che danno lavoro, con l’indotto, ad oltre 200 lavoratori, ed allora perché  non cercare l’insediamento e lo sviluppo di imprese analoghe o collegate con la produzione di energia rinnovabile, ad alto contenuto tecnologico e non inquinanti l’ambiente ? Inoltre, se non sbaglio, Maersk riceverà un contributo pubblico di 300 milioni di euro ed  è un’assurdità investire tanto denaro pubblico in una piattaforma di cemento quando gli operai di una fabbrica storica come La Bombardier, in cui si producono locomotori d’avanguardia, devono occupare le strade per non perdere il posto di lavoro, e molto peggio stanno i lavoratori della Ferrania che non sanno ancora quale sarà , se ci sarà, il loro lavoro.

Come semplice cittadino di Savona non sta a me scegliere la via di sviluppo della Provincia, ma, facendo mie le parole del geografo Massimo Quaini : “La tutela del territorio devono farla i cittadini

anche contro i politici”,   mi pare inaccettabile che si parli

dell’ampliamento della Centrale a carbone e di una piattaforma per container come occasioni irripetibili da non perdere e come esempio di modernità. Non c’è nella classe politica ed imprenditoriale savonese un progetto di sviluppo economico e sociale della costa e dell’interno che migliori le condizioni di vita senza danneggiare l’ambiente e che, valorizzando il territorio, interessi anche l’agricoltura, lo sport, la cultura,  il tempo libero, come quello che l’ing. Ozenda  ha studiato con i suoi collaboratori ed ha illustrato tempo fa in una conferenza pubblica nel palazzo della Provincia e di cui stranamente, poiché ricco di proposte intelligenti, nessuno, per quanto mi consta, ha più parlato o scritto.

Bono Ireo