Cemento Savonese

Al di là delle battute più o meno riuscite, e quando sono davvero riuscite non hanno affatto bisogno di essere puntigliosamente spiegate e corrette e ri-corrette e ri-spiegate, la cementificazione su cui tanto si discute, si protesta, si ironizza, è supposta o è reale?

I dati, con la loro inscalfibile indifferenza al valore del significato che racchiudono, qualcosa a questo proposito ce lo dicono:

                Fonte APAT 2007- Produzione nazionale rifiuti

Anno

RSU

R Speciali

R S Non Pericolosi

R S Pericolosi

R da C&D

(costruzioni e demolizioni)

TOTALE

Ton x 1000 all’anno

1997

26.605

40.488

37.087

3.401

20.397

87.490

2001

29.409

59.359

55.090

4.269

30.954

119.721

2004

31.150

61.805

56.456

5.349

46.458

139.413

Variaz %

+17,2

+52,65

+52,23

+57,28

+127,77

+59,35

Vediamo che la produzione totale dei rifiuti è aumentata nel giro di otto anni di quasi il 60%! Nello stesso periodo il PIL  è aumentato solo dell’8% in termini reali, dimostrando ancora una volta che seppure una relazione fra tasso di sviluppo e produzione di rifiuti probabilmente esiste, questa connessione non ha affatto vincoli superiori del tipo causa/effetto. Caso mai, i dati che ho riportato qui sopra ci dicono proprio il contrario, e cioè che negli anni di riferimento c’è stata una crescente separazione, una divaricazione tendenziale molto evidente fra queste due categorie. E questo è un fatto.

Ma gli stessi dati APAT mettono anche in evidenza che l’evoluzione che si è verificata è stata oltremodo confusa, disordinata ed ambientalmente devastante e che, contrariamente ai più moderni (se non proprio i più virtuosi) indirizzi, ha privilegiato la produzione e la movimentazione di grandi quantità di materiali prevalentemente di basso valore unitario (come si vede bene dall’incremento spropositato di C&D) e di elevato impatto sul territorio, piuttosto che i settori più tecnologici e qualitativi. Il quadro sociale ed economico che ne viene fuori è scomposto, vecchio, usurato e nostalgico negli apparati ingessati dei soliti antichi poteri; mentre la sua componente (assai ridotta, in verità) d’innovazione è ormai avviata sulla via della rinuncia, fiaccata dal sostanziale fallimento dei suoi generosi (obbligati?) assalti a modi e a scelte di produzione arroccati a difesa di privilegi senza tempo. Intanto, il quadro ambientale ha subito un vero e proprio tracollo mostrando nuove ferite sempre più difficili da cicatrizzare.

E si vede anche che a fronte di un certo sforzo da parte della popolazione civile per limitare il contributo domestico alla produzione di rifiuti (l’incremento minimo nel quadro generale è dato proprio dalla categoria degli RSU), la parte più selvaggia del mondo delle imprese e quella meno responsabile delle amministrazioni pubbliche hanno colto l’occasione – nell’indefinibile poltiglia politico-ideologica-affaristica dell’Italia/Liguria di inizio millennio – di una ritrovata amicale licenza, che riesce abilmente a coniugare neo-corporativismo e neo-liberismo e chissà cos’altro, per seppellire sotto macerie (letteralmente) di C&D ogni progetto di sviluppo equilibrato.

I numeri sono lì a confermarlo: i Rifiuti Speciali da C&D sono aumentati dal 1997 del 127,77%! L’orrore delle “cementificazioni selvagge” ora è perfino quantificato.

Giulio Save   Osservatorio per la Qualità della Vita