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L’EDIFICAZIONE DEL RILEVATO FERROVIARIO
DI CELLE LIGURE?
(Come nel Vangelo moltiplicazione del pane e dei pesci…) |
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Celle Ligure - La vicenda ebbe inizio con la variante apportata al piano
Urbanistico dall’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco,
Sergio Acquilino, che rese edificabile l’ex scalo merci ferroviario.
L’area fu quindi acquistata dall’impresa Ligurcelle,
appositamente costituita dalla “Pesce Pietro”, da Giampaolo
Bruschieri e da Ambrogio Marazzina, risultati poi uomini di
Giampiero Fiorani.
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Dall’area del rilevato interessata dall’edificazione rimase escluso un esistente edificio di “edilizia popolare” destinato ad abitazioni per ferrovieri. Tale edificio, a norma della legge 560/93, avrebbe dovuto essere venduto agli occupanti o, in caso di loro rinuncia, ad altre famiglie di lavoratori con i requisiti per accedere alla casa popolare. In nessun caso avrebbe potuto essere alienato ad altri soggetti.
L’Amministratore Delegato di Ferrovie, ing. Giancarlo Cimoli,
tramite Metropolis, nominò un procuratore con il compito di
vendere l’immobile agli aventi diritto per legge (gli occupanti), come
risulta da atto notarile, ma questi lo alienò in favore della
Ligurcelle, allo stesso prezzo previsto per i lavoratori meno
abbienti (55.500 € per ogni alloggio di circa 85 mq e 150 mq di area
pertinenziale).
Nessuno si prodigò per difendere i diritti dei lavoratori, occupanti od
aventi titolo per diventarlo!
Prima di iniziare la costruzione prevista,
consistente in alloggi, box ed esercizi commerciali, l’impresa chiese di
demolire l’edificio ferrovieri, liberato dagli occupanti, e di poterlo
ricostruire accorpandolo a quello già concesso, apportando una variante
al Piano Urbanistico. Nei documenti progettuali e nelle convenzioni
allegate è chiaramente scritto, appunto, trattarsi di demolizione e
ricostruzione. In un documento successivo alla fine lavori, prot. n.
17207, il Sindaco ha affermato: “... Il soggetto attuatore ha visto
la possibilità di accorpare il volume della casa dei ferrovieri... la
previsione era di demolire il fabbricato annettendone il volume a quello
residenziale già previsto in progetto”. Non vi sono dubbi, quindi,
sulla natura dell’operazione: demolizione e ricostruzione! |
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Il Piano Urbanistico, però, in due diversi articoli,
consente la demolizione e ricostruzione solamente “senza aumento della
superficie di riferimento”. Quest’ultima è rappresentata dalla
superficie abitabile al netto dei muri perimetrali e delle superfici
tecniche (scale).
Tenendo conto dei dati contenuti nei documenti
ufficiali, si rileva che la superficie già concessa era di 591,82
mq. e la superficie demolita era di 335,30 mq.; la superficie
complessiva edificabile, quindi, sarebbe stata di 927,12 mq.
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Il Consiglio comunale approvò così un nuovo articolo
di Piano che, però, invece di prevedere l’edificazione di
927,12 mq, come indicato, ne consentiva inspiegabilmente 1190 mq. (262,88
mq. in più).
Ci si aspetta che, almeno, il nuovo progetto di
edificazione accorpata, approvato contestualmente, avesse superficie
contenuta nei già eccedenti 1190 mq.; sorprendente è, invece, la
constatazione che esso riguardava una costruzione abitativa di 1270
mq., con un ulteriore incremento di 80 mq., ed una superficie
commerciale aumentata di 126 mq., spuntati dal nulla.
In totale, l’operazione portò alla possibilità di
costruire 468,88 mq. in eccesso oltre la somma dovuta
all’accorpamento; eccesso corrispondente alla superficie equivalente di
quasi 8 appartamenti.
Amministratori disattenti?
Durante tutto l’iter preparatorio fu responsabile del
procedimento l’ing. Franco Zunino, ora assessore regionale
all’ambiente. Al momento di concludere con l’approvazione, la
responsabilità fu assegnata al geom. Giuseppe Paolino, che mai se
ne era occupato. Quest’ultimo non tardò ad accorgersi che i conti non
tornavano ed inviò una nota al Sindaco, all’assessore all’urbanistica
Caterina Mordeglia, all’assessore ai lavori pubblici Gianni
Pastorino ed all’ing Zunino, scrivendo che “…il
concessionario ottiene perciò cinque alloggi in più rispetto
all’esistente [edificio già concesso più casa dei ferrovieri – ndr] con
un valore aggiunto corrispondente ad una Sup. di rifer. di circa 325
mq. Ad essa va poi aggiunta la maggiore superficie commerciale...che è
stimabile in altri mq. 150 circa.”
Anche Agenda 21, organismo di controllo
dell’ambiente, inviò al consiglio comunale una osservazione con la quale
si denunciava l’incongruenza.
Gli
amministratori e l’ingegnere capo, quindi, furono avvertiti, ma, a
quanto pare, non ne tennero conto e l’iter fu portato a compimento con
l’approvazione definitiva in Conferenza dei Servizi.
Dalla grande
quantità di irregolarità successive, che portarono al ripetuto sequestro
del cantiere e che non vale la pena riportare, si può però estrarre il
presunto mancato allargamento della strada prospiciente, che dovrebbe
diventare a doppio senso, reso obbligatorio dal Piano Urbanistico,
perché l’irregolarità porterebbe, per legge, alla condizione abusiva
dell’intero edificio.
Nel frattempo al geom. Paolino è stata tolta
la responsabilità del procedimento e la direzione del Servizio
Urbanistica.
Da tempo la pratica è all’esame della Provincia, con
la responsabilità del procedimento affidata all’arch. Grazia Mingozzi.
Si è avuta notizia che altri periti sarebbero giunti
a conclusioni congruenti a quanto sopra esposto; è da presumere, quindi,
che l’arch. Mingozzi prenda, alla fine, i provvedimenti
conseguenti.
Non sembra
opportuno, però, che questi ultimi arrivino quando tutti i contratti di
compravendita saranno perfezionati. Ad effettuare le dovute e scrupolose
verifiche non ci vuole poi tanto tempo. Sarebbe molto più corretto
pronunciarsi nel più breve tempo possibile, tenendo conto del legittimo
diritto degli acquirenti ad averne piena conoscenza.
Chissà se, di tutto ciò, il Presidente, Bertolotto
ne ha avuto completa informazione?
Il provvedimento giudiziario di proscioglimento del
geom. Paolino per totale estraneità ai fatti relativi al Rilevato
ferroviario ha indicato come scarsamente collaborativi i comportamenti
della Provincia. Sarebbe clamorosamente ingiusto se, alla fine, ne
risultasse responsabile il suo inconsapevole Presidente!
La nota integrale di risposta della Provincia...alla richiesta di spiegazioni di “Uomini Liberi”
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