CHI HA PARLATO DI RAPPORTI UMANI ?

 

 

Sui giornali locali sono stati recentemente pubblicati alcuni articoli relativi alle dimissioni del vice sindaco di Celle Ligure Michele Manzi. In essi vengono riportate alcune sue dichiarazioni sul tema della mancanza di rispetto dei rapporti umani da parte dei suoi ex compagni di cordata.

Leggo poi sul sito “uominiliberi” un redazionale che rinfaccia al signor Manzi di avere predicato bene e razzolato male concludendo poi che chi avrebbe dovuto essere cacciato dall’amministrazione per la questione dei box della Ligurcelle (vicenda oramai nota che non ha bisogno di ulteriori precisazioni) è ancora ben saldo al suo posto (fatta eccezione per lo stesso Manzi che si è auto escluso dimettendosi).

La conclusione è del tutto legittima, ma manca di un particolare importante: è vero che i responsabili sono ancora al loro posto, ben fieri di esserci, ma in realtà qualcuno c’è che ha pagato per le malefatte di Largo Giolitti.

Come forse si ricorderà l’unico a finire sui giornali, con tanto di nome e cognome in grassetto sul Secolo XIX o pronunciato con voce “chiara e intelligibile” durante il notiziario locale del 3° RAI, fu il tecnico comunale, responsabile di avere seguito fin dall’inizio l’intervento in questione e colpevole di avere fatto in proposito troppe osservazioni non richieste.

Egli venne estromesso dall’incarico di direzione del settore dalla sera al mattino, senza alcun preavviso né motivazione. Ciò avvenne ai primi giorni dell’anno 2006.

Dopo un paio di mesi gli arrivò puntualmente un bell’avviso di garanzia e iniziò il calvario degli avvocati e degli interrogatori. Dopo circa un anno e mezzo egli venne riconosciuto del tutto estraneo a qualsiasi vicenda relativa al pluripiano di Largo Giolitti e nel dispositivo della sentenza di archiviazione del procedimento a suo carico, viene detto chiaramente che egli è stato l’unico soggetto, tra tutti quelli interessati, a rilevare mancanze, ad assumere provvedimenti, ad effettuare rilievi puntualmente segnalati ad un’amministrazione che, evidentemente, non aveva alcuna intenzione di ascoltarli. Se fosse ritenuto interessante sarei ben felice di rendere pubblica la sentenza di archiviazione mediante pubblicazione del dispositivo.

Dalla lettura del provvedimento si comprende che il giudice ha effettivamente rilevato irregolarità o, quantomeno, vizi procedurali nell’intervento edilizio ma nessun altro soggetto del Comune è stato mai indagato. In altre parole le cose non andavano e il probabile colpevole era stato individuato nella persona del tecnico comunale responsabile. Accertata la sua estraneità ai fatti non si è ritenuto di procedere nei confronti di altri soggetti dai quali l’attenzione pubblica era stata nel frattempo distolta. Risultato raggiunto?

Sta di fatto che quel povero tecnico, da trentasei anni al servizio della cittadinanza di Celle, sta ancora oggi aspettando che qualche rappresentante dell’amministrazione si senta in obbligo di presentargli le proprie formali scuse (anche a puro titolo personale) almeno per il gravissimo danno morale arrecatogli.

Sta anche aspettando di essere reintegrato nel ruolo da cui è stato estromesso senza uno straccio di motivazione plausibile e che gli spetterebbe, malgrado il Sindaco sia convinto di poter disporre dei dipendenti comunali a proprio piacere o, forse, per potere divino.

Per questo sta cercando di riavere per le vie legali ciò che non gli è stato dato per correttezza e pura umanità.

Ed ecco qui il discorso sulla mancanza di rispetto dei rapporti umani di cui oggi si lagna l’ex vicesindaco Manzi.

Come si suol dire mi sorge spontanea una domanda: perché ai rapporti umani non gli è venuto in mente di pensarci quando quel povero tecnico fu vittima di un trattamento che definire disumano appare piuttosto riduttivo considerati i suoi trascorsi di servizio e la stima di cui tuttora gode da parte della popolazione cellese ?

Francamente avrei preferito che il signor Manzi, in un momento per lui tanto delicato, avesse ammesso che le sue dimissioni non potevano non essere motivate dalla mancata candidatura a sindaco, ma che, oltre a ciò, gli pesava l’avere toccato con mano di quale mancanza di sensibilità e di rispetto dei valori umani siano capaci i suoi ex alleati. E sarebbe stata una ghiotta occasione di riscatto per lui, cattolico praticante, il fare ammenda inviandomi le proprie personali scuse per avermi condannato, con gli altri, ad una immeritata gogna pubblica.

Giuseppe Paolino