IL PARTITO DEL CEMENTO
Durante le ferie estive ho letto con attenzione il libro di Sansa e Preve che mi avete regalato. Vi mando il commento che uscirà sulla prima pagina del Letimbro di agosto (uscita venerdì 8). E' a firma di Mauro Dell'Amico, che ha scritto sostanzialmente ciò che corrisponde al mio pensiero.
Un caro saluto, don Angelo
“Adesso
come allora. Come ai tempi de “La speculazione edilizia” di Calvino (1957). Una
nuova colata di cemento si abbatte sull'Italia, a partire dalla Liguria. La
febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e
al diavolo il paesaggio. Chi può, se ne va ai Caraibi.
Castelli, ex fabbriche, conventi,
colonie, ex manicomi, ospedali: tutto si può “riqualificare”, parola magica che
nasconde ben altro. Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra,
imprenditori, altri prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più
consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi,
appalti, finanziamenti.”
Questo dal risvolto di copertina del libro “Il partito del cemento” di Marco Preve e Ferruccio Sansa, presentato il 16 luglio alla Sala Rossa del Comune di Savona, in una riunione organizzata dalla sezione di Savona di Italia Nostra e dalla libreria Ubik.
Un'occasione importante, cui molti hanno partecipato riempiendo la sala ed il corridoio, insufficienti a contenere i partecipanti.
Un'occasione per capire qualcosa di più sulla situazione in Liguria ed a Savona e per verificare quello che serve davvero per il futuro della città, al di là di contrapposizioni sterili, basate su pregiudizi politici o ideologici, e di mugugni ancora più sterili sugli edifici già costruiti e sulle decisioni già prese.
Il libro solleva gravi perplessità sulla scarsità di trasparenza e di democrazia in relazione a nomine, appalti, decisioni sull'uso del territorio, accordi trasversali tra le forze politiche ed i potentati economici.
La lettura potrebbe indurre ad un senso di sfiducia, impotenza e rassegnazione; non credo sia questo l'obiettivo degli autori, né di chi si è interessato negli ultimi decenni alle prospettive urbanistiche della città. Piuttosto, far sì che, con la conoscenza dei fatti, si diffonda la consapevolezza di potere e dovere partecipare al dibattito sulle scelte politiche ed ambientali.
In effetti, non tutto è finito con la costruzione del Crescent e del grattacielo in porto, né lo sarà con la torre di Fuksas: ci aspetta ben altro.
Tra il Priamar ed il palazzo già costruito sorgerà a brevissimo tempo un altro edificio lungo più di 90 metri; a mare dell'Aurelia, sul litorale di ponente, nelle aree oggi occupate dai magazzini Lidl e Famila, dalla Mercedes e dai cantieri Solimano sorgeranno palazzi di cui si sta discutendo l'altezza, non l'opportunità; in Piazza del Popolo sorgerà un numero ancora imprecisato di edifici alti anche 90 metri; nuovi edifici in Piazza della Nazioni, (dei quali alcuni forse e per fortuna da destinare ad edilizia economica); e visto che in mezzo ad un mare di case di lusso anche i giovani, i meno abbienti e magari gli immigrati potrebbero vantare il diritto ad abitare, si pensa ad un quartiere di edilizia economica e popolare in una zona scoscesa a Mongrifone, sopra l'autostrada, nell'area verde lasciataci in eredità dal defunto Piano Intercomunale. Per non parlare di altri nuovi insediamenti, quali il completamento dell'area presso il mercato civico, via Scotto, San Bernardo in Valle e, nei paesi vicini, Grandis, Fac, Cooperativa Stovigliai, Gavarry, Capo Vado ...
Chi scrive è convinto che tutto questo servirà solo all'interesse di pochi e condizionerà per almeno un centinaio d'anni le possibili scelte future.
È necessario ricordare che, secondo la legge per adesso in vigore, il diritto di costruire non è direttamente conseguente al diritto di proprietà di un terreno o di un immobile, e tocca alle amministrazioni pubbliche pianificare con equilibrio il territorio. Dopo cinquant'anni di crescita selvaggia in Liguria non si possono più consentire sprechi di spazio e di occasioni ed è forse il caso di pensare che il cemento è sicuramente cattivo se non si riesce a dimostrare la sua effettiva utilità sociale.
Secondo l'Amministrazione Comunale l'utilità sociale di queste scelte consisterà nella realizzazione di opere quali una passeggiata a ponente, un auditorium, alcune ciclabili, rese possibili dagli oneri di urbanizzazione. In cambio però di un territorio ulteriormente compromesso? Una primogenitura per un piatto di lenticchie?
Sarebbe anche interessante scoprire se esiste ancora in zona qualche imprenditore disposto ad impegnarsi un po' di più, a rischiare un profitto minore di quello garantito dalla speculazione immobiliare, ad affrontare i problemi della concorrenza globale e dei contrasti sindacali per chiedere spazi da destinare ad insediamenti produttivi (ovviamente privilegiando le aree già infra-strutturate) che garantiscano posti di lavoro non temporanei e non solo in un ipotetico indotto.
Oggi Sindaco ed Assessore sollecitano il Consiglio Comunale ad approvare le risposte a quanto obiettato e proposto sul Piano Urbanistico da parte di Regione, Provincia e Circoscrizioni: in periodo di ferie, dopo dieci anni di stallo. A settembre sarà il momento della risposta alle osservazioni di enti, associazioni e privati.
Non lasciamo che questo scorcio di estate ci distragga; seguiamo l'evolversi degli eventi mantenendo un controllo critico e costruttivo, dibattendo in tutte le occasioni che si presenteranno.
Mauro Dell'Amico