N O M E N K L A T U R A

 

 

“Per credere e realizzare

nel concreto,

non solo enunciare,

occorre un sano ottimismo

e un coraggio partecipato”

Un paese in grado di pensare e programmare il proprio divenire non può avere futuro.

Sulle condizioni obiettive della comunità Italia, molti politici tendono a sragionare esponendosi in termini puramente propagandistici, “dove gli abbagli contano più della sostanza”(David Bailey, editorialista americano), un modo ambiguo di surrogato della politica, “labili certezze e sottili inganni”, dove le urgenti riforme istituzionali vengono continuamente differite da una governance sorda e miope incurante di una crisi aggressiva e giunta a un punto di difficile ritorno.

I nostri amministratori non hanno ancora compiutamente recepito il fatto che i cittadini non sopportano più inefficienze ed errori, destra e sinistra accumunate: amministratori capaci soltanto di rendere loro una esistenza difficile e una condanna umiliante.

Lascia perplessi e non trova consensi questa nostra classe dirigente impreparata, priva di lungimiranza, dove prevale la furbizia sull’intelligenza, dove tutti si (s)parlano addosso, pochi ascoltano, molti ammiccano finchè tutto si conviene in tacito accordo e mutuo soccorso…che tanto, le sacrestie del potere sono blindate e fuori dalle porte i cittadini mugugnano, è vero, ma le voci giungono affievolite: politici come capitani di ventura, con bandiere nobili e dal glorioso passato usate come stracci e buttate nella polvere di misere guerre personali.

E’ tempo che la politica ritrovi sé stessa, abbandonando sistemi avventurosi ed immagini autoreferenziali, gestendo il potere a beneficio della comunità con la stessa sapienza e lungimiranza di un buon padre di famiglia: riconsiderando il destinare delle risorse, molte delle quali sfacciatamente sprecate, a fini ed interventi funzionali ad una collettività inquieta e con forti disuguaglianze.

“Credo in una società relativamente egualitaria,

supportata da istituzioni che limitano gli eccessi di ricchezza e povertà.

Credo nella democrazia,nelle libertà civili

e nello Stato di diritto”

(Paul Krugman, economista, columnist

del New York Times”).

Necessita comunque non rassegnarsi, denunciando privilegi, mediocrità ed arroganze: premiando il merito, l’impegno onesto, ad iniziare da noi stessi come esempio e pretendendolo da chi ci amministra.

Diritti e doveri debbono nuovamente porsi in discussione e riequilibrarsi su una bilancia non truccata: chi non vuol comprendere deve essere allontanato senza indugi dall’amministrare la cosa pubblica.

Bisogna affrancarsi con determinazione da quelle sirene radicali estreme dove “i piccoli e ricorrenti delitti amministrativi” vengono spesso sottaciuti, giustificati, peggio ancora esalati in nome di un moralismo annacquato frutto dei tempi canaglia, di un fatalismo supinamente accettato, di una informazione non sempre corretta.

L’Italia deve urgentemente riappropriarsi della propria rispettabilità, attualmente offuscata, nei confronti dei partner europei: che, loro malgrado, si ritrovano a doverci sopportare subendo le conseguenze negative derivanti dalla nostra instabilità economica.

E’ inconfutabile la necessità di porre in atto un grande cantiere riformista volto all’ampliamento della giustizia sociale: con un liberismo maturo e dinamico in grado di spezzare gli ormeggi della nave Italia al momento incagliata e con i motori in avaria.

Il riformismo liberale si pone oggi come l’azione che più di ogni altra può influenzare positivamente la moderna concezione di uno Stato, proponendo “una società aperta a più visioni, a più valori, a più soluzioni” (Karl R.Popper, filosofo della scienza, austriaco): è impegno della società civile e del mondo della cultura, farsi interpreti e megafoni delle istanze di libertà volte a conquistare sempre maggiori spazi.

Ci si chiese di quale terribile malattia è afflitta la politica in Italia: quando qualche leader si propone, con capacità riconosciute e senso del dovere, immediatamente viene placcato, inscatolato e seppellito sotto “le sacre macerie delle segreterie di partito”, complici i soliti dirigenti radicati a tempo indeterminato.

In tal senso, diamo un breve cenno riferito ad “Azione Riformista – l’Europa dei Cittadini” quale parte attiva ed innovativa nella divulgazione di una moderna cultura del sociale: per denunciare il comportamento schizofrenico di una certa nomenklatura gattopardiana la quale poco sopporta la vox popoli di biasimo per non saper guardare oltre ed anticipare un futuro di civiltà e progresso.

Per “Azione Riformista” è primario l’impegno, l’incontro e il dialogo tra le varie componenti politiche, nell’intento di accordi e soluzioni di sintesi: purtroppo, con riscontri a volte ostici, ottusi, messi in atto da alcune caste di politici evidentemente immaturi e sospettosi condizionati di un trascorso fortemente indottrinato.

E’ pur vero che chi non ha coraggio non può certo darselo, o acquistarlo al mercatino dell’usato, ma è inconcepibile il continuare  a delegittimare, sottovalutare, risorse riconosciute come eccellenti, di alto profilo, capaci d’intercettare e dar voce alle istanze dei cittadini: risorse che dovrebbero invece essere tutelate, esaltate, fatte proprie da quelle forze politiche liberali e riformista, e non solo, maggiormente attente e sensibili all’evolversi della nostra società.

  

Gianni Gigliotti

Presidente “Azione Riformista”www.azioneriformista.it