Lettera aperta a Nicolick, Bracco, Bellasio
Scrivo queste righe riferendomi a quanto leggo su La Stampa di oggi 28 agosto in merito alla resistenza che alcuni dei giovani indagati avrebbero opposto all'ordine di disperdersi durante la contestazione al comizio di Berlusconi (peraltro non ancora presente non solo sul palco ma nemmeno ancora giunto nella nostra città).
Il sottoscritto era presente anch'egli a pochi metri da dove è successo il fatto: essendo un adulto noto per il proprio orientamento politico, esattamente come (anche se da sponde diametralmente opposte) i consiglieri di opposizione a cui questa lettera ho indirizzato, ed avendo inoltre successivamente agito come “interposizione” (con altri miei “adulti compagni e compagne” presenti in Corso Italia) tra il gruppetto di giovani “già caricati” dalla polizia e gli stessi componenti delle forze dell'ordine che “presidiavano” l'angolo di piazza Sisto, mi sento in dovere di chiarire alcune cose (anche per la stima personale che, al di là delle ideologie che ci dividono, ho sempre avuto in particolare per Nicolick riconoscendogli il fatto di essere stato sempre in prima persona a condurre battaglie varie come per Ferrania o sul carcere di Savona).
Dicevo appunto che ho visto la sparuta e coraggiosa contestazione (peraltro non sentita oltre le persone più vicine al gruppetto dei contestatori) di una decina di giovanissimi che, in un primo tempo, non riuscivo nemmeno a catalogare come “di sinistra” e, viste le vicine bandiere di estrema destra avevo erroneamente accomunato ad una “diatriba” interna alla Casa delle libertà. Solo a seguito della “carica di alleggerimento”che ha spostato questi “contestatori” in Corso Italia e vedendo l'atteggiamento non proprio dialogante delle forze dell'ordine mi sono interposto, con pochi altri (saremmo i “cattivi maestri”?) per impedire (cosa peraltro pienamente riuscita) che le cose precipitassero e per richiamare tutti (giovani contestatori e responsabili dell'ordine pubblico in piazza) ad un più adeguato senso di responsabilità.
Per quanto concerne invece l'incitazione a disturbare un libero comizio (anche a costo di essere impopolare tra i miei compagni) preciso che il sottoscritto – ma non solo – ha cercato più volte di spiegare ad alcuni dei più agitati (anche perchè si erano gratuitamente presi già una raffica di manganellate a fronte di alcuni fischi e grida) la differenza tra contestare un normale “comizio” rispetto alla contestazione di un “comizio elettorale”, sia di Berlusconi come di Veltroni, sulla base delle vigenti normative di legge.
Giunto a questo punto non mi resta che una pesante autocritica verso noi adulti di sinistra: da troppo tempo troppi di noi lasciano soli i giovanissimi in piazza (sia in giuste sia in sbagliate contestazioni). E' tempo che in piazza si scenda anche noi adulti, così come hanno fatto a loro tempo i cinquantenni ed i sessantenni nella metà degli anni 70, per indicare la via giusta della libera opposizione ad ogni scelta di imbarbarimento culturale della nostra società da qualsiasi parte provenga.
Giorgio Barisone