AUTOPRESENTAZIONE
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LE RADICI
Sono nata a Genova ma il carattere composito della mia famiglia fa di me un melange di nord, sud, centro e isola.
I genitori di mia madre, anche lei nata a Genova, erano siciliana lei e salernitano lui.
Devo a loro il mio sud mentale ed emozionale, che trama col nord un po’ selvatico dei nonni paterni, Liguri dello Spezzino. Precisamente del Fezzano, vicino alle Grazie.
Il cognome però è chiaramente toscano e certo il passaggio tra la Toscana e l’oriente Ligure è facilmente rintracciabile.
Mi diverto ogni tanto a spacciare moneta falsa, insinuando un’ascendenza nella Beatrice di Dante, sposata a Simone de’ Bardi. Mi piace di più che l’ipotesi Bardi e Peruzzi, che in fondo erano soltanto banchieri.
Ma probabilmente i miei bardi non sono né gli uni né gli altri. Resta il fatto però che il nome significa “cantori”, anche “affabulatori” e mi adatto a interpretare il ruolo come posso.
Del sud conservo molti ricordi d’infanzia, che sanno di anguria e zoccoletti, vicoli vietresi e conserva di pomodoro. Mare, canicola e conchiglie. In tutto questo, il mio personale “mal d’Africa”, che ritrovo in tante canzoni di Battiato, che assieme a de André è il mio cantautore preferito, segue Guccini e certe canzoni di Fossati.
LA FORMAZIONE E LA SCUOLA
A Genova sono diventata grande, mi sono iscritta a Filosofia e lì ho vissuto un vero inebriamento teoretico. Vista a posteriori, ero una ventenne troppo seria e troppo concentrata sulle “domande di fondo” dell’esistenza. Talmente concentrata sulle domande di fondo che ho rischiato di dimenticare la porzione emergente della vita. Che però ho recuperato poi; o forse è lei che mi ha recuperato. Fatto sta che ci siamo incontrate, quando mi sono guardata attorno e ho capito che la filosofia senza mondo rischia di diventare narcisismo mentale, cosa che essa originariamente e autenticamente non è.
Mentre mi guardavo attorno, ho vinto il concorso a cattedra all’Itis di Albenga e lì ho conosciuto il mio compagno, Silvano Dressino, di Finale Ligure.
Dopo aver vissuto alcuni anni a Pietra Ligure e aver avuto tre figlie -Greta, Viola, Lida- ci siamo trasferiti a Finale.
Nel frattempo ho insegnato per molti anni italiano all’Alberghiero ma la filosofia mi mancava: ho finalmente ottenuto il passaggio-cattedra e, dopo un anno al Liceo Issel di Finale, sono approdata al Classico di Savona, dove insegno filosofia e storia e da cui non ho per ora alcuna intenzione di allontanarmi.
Mi interesso in maniera particolare di Bioetica ed Etica Sociale.
Dire che insegno è sottolineare solo un aspetto di una relazione che è reciproca: insegno almeno quanto imparo. Il giorno che non sarà più così, vorrà dire che sarò un insegnante di troppo.
IL TEATRO
Il teatro è stato un mio amore molto precoce, già a Genova mi davo da fare. Ho interrotto per un po’ di anni, finché, proprio all’Alberghiero, gli alunni di una classe mi hanno chiesto aiuto per uno spettacolino di fine anno. E’ bastato per riaccendere la scintilla: la prima compagnia teatrale era studentesca e si chiamò “Per non sapere né leggere né scrivere”.
In un solo anno mettemmo in scena tre spettacoli, molto corali e molto giocosi, di cui scrivevo i testi e curavo la regia. Ho scritto testi per bambini e svolto laboratori teatrali presso le scuole elementari di Finale e comuni limitrofi.
E’ poi seguito il “Gruppo Incontro”, legato al teatro DOMUS di Finale, con commedie come il Musical “Gara di nuoto” o “Viavai” ma anche testi drammatici. Mettemmo in scena il primo spettacolo sul tema della pedofilia “Le mani sui bambini”, tratto dai libri della dottoressa M.Rita Parsi, con la cui Fondazione tuttora collaboro. Seguì “Tema in classe sulla guerra” che ho intenzione di riproporre per la prossima stagione, con i dovuti aggiornamenti.
Mi sono nel frattempo occupata anche del gruppo dell’Unitré di Borgio Verezzi con “Quel mostro di nostro figlio” e “La baronessa e il venditore di frottole”.
Quest’anno, dopo l’ottimo risultato de “Il figlio unico delle venti madri” e “Il treno e il teorema” ci siamo finalmente costituiti come associazione culturale, col nome “Gli amici di Babouche”.
L’ANDARE PER STORIE
L’attività narrativa mi accompagna da sempre, come la lettura: il piacere di affidarsi al rapido digitare della tastiera e di inseguire storie, e farsene inseguire, rappresenta in tante circostanze un’oasi e una salvezza.
Ho scritto racconti, alcuni pubblicati, quasi sempre ironici e soprattutto autoironici. Anche nei testi per i bambini, la chiave d’ingresso è sempre l’ironia, cui assegno un ben preciso rilievo educativo e che la scuola raramente premia.
LA POLITICA
Dietro richiesta di alcune persone, accettai di candidarmi come indipendente nella lista di centro-sinistra dell’uscente sindaco Cervone, ma non venni eletta. Già durante la campagna elettorale mi resi conto che nessuno dei partiti alleati aveva intenzione di far sì che venissi eletta. Per un paio d’anni frequentai assiduamente le riunioni di maggioranza: quanto basta per maturare la presa di distanza netta di cui dirò oltre. Entrai poi come Consigliere Comunale durante gli ultimi mesi della precedente amministrazione, dopo che già avevamo costituito la Lista civica, e lo feci con puro intento conoscitivo.
Trovai sempre un’alleata e una guida “al Palazzo” in Donata Scarrone, ex-diesse, che in quegli anni, non avendo messo in vendita morale la propria coscienza, si era trovata a fare la parte della rinnegata: facemmo gruppo a sé, non organico alla maggioranza e molto ma molto maltollerato.
Questo sia detto per coloro che sostengono che le cose si possono cambiare “dal di dentro”.
Ma l’attività politica vera e propria è nata durante la “primavera dei movimenti”, quando ho contribuito a fondare il gruppo LiberaMente che per circa due anni animò il dibattito finalese, organizzando eventi e discussioni pubbliche con Travaglio, Caselli, di Pietro, Dalla Chiesa, Remondino etc. Da una di queste interviste nacque anche un libricino, edito dai fratelli Frilli di Genova.
Giunti alle elezioni, fui tra quelli che decisero il passaggio dalla protesta generale all’impegno politico locale, dove è possibile riavviare il processo dalla radice e fui tra quelli che giudicarono suicida qualsiasi compromesso con i potentati politici locali, sia polisti che ulivisti.
LiberaMente si sciolse, non senza acredini, e costituimmo una lista civica, in cui rientrarono anche due esponenti di Rifondazione Comunista, coi quali condividiamo una posizione di radicalismo su alcune questioni fondanti, tra cui quelle riguardanti l’urbanistica, per la quale si annunciavano “stupri edilizi” del tutto trasversali.
Fui così la candidata sindaco della lista Un’Altra Finale, ottenemmo 800 voti e da allora siedo in Consiglio Comunale, dove posso sostenere senza timore di smentita di rappresentare l’unica opposizione al “listone” (ipotesi preelettorale di lista comune centrodestra-centrosinistra).
Aggiungo che non sono iscritta a nessun partito e questo non per un qualche snobismo movimentista, continuo a credere nel ruolo dei partiti, purché sappiano aprirsi dal punto da un punto di vista complessivo, che mi piace definire “eros politico”, purché sappiano in primo luogo porsi in posizione di apprendimento nei confronti del mondo, delle persone, delle diverse energie positive; purché sappiano riconoscere altri soggetti politici. Diversamente tramonteranno, come qualunque altra istituzione storica, e non lo dico con trionfalismo ma con sincera preoccupazione.
Più volte sono stata sul punto di “fare la tessera”, spinta dalla convinzione di dover così contribuire alla resistenza e al rinnovamento, e più volte me ne sono ritratta. Preferisco rivendicare l’impegno politico altro, che sono convinta debba integrare i partiti in una politica pensata al plurale, senza presunzioni né subordinazioni, quale fulcro dinamico e svincolato dal conservatorismo, inevitabile in qualsiasi gruppo fortemente strutturato.
Infine, se è vero che i due maggiori partiti di centro-sinistra provano nei miei confronti –e non solo nei miei- una rancorosa ostilità, è anche vero che ben tre partiti “minori” mi hanno proposto, alle recenti regionali, di candidarmi come indipendente sotto il loro simbolo. Io, dopo averne discusso con gli amici di Un’Altra Finale, ho ringraziato con grande riconoscenza ma ho declinato l’invito, perché la nostra città ha ancora bisogno del contributo personale di tutti noi, me compresa.
L’ATTIVITA’ IN RADIO E TIVU’
A Genova, più o meno tra l’’85 e l’’86, mi fu affidata una trasmissione di interviste a politici su Radio Reporter, interrotta nel momento in cui scelsi di vivere a Ponente. Fu un’esperienza molto gratificante che ho sempre un po’ rimpianto, finché lo scorso anno fui chiamata a condurre una trasmissione televisiva dedicata alle donne, su un’emittente privata di Torino. Ogni mercoledì pomeriggio partivo col treno per Porta Nuova e tornavo nel cuore della notte. Trattammo temi come “donne e politica”, “Donne in divisa”, “La donna e l’Islam”, “La fecondazione assistita”, “Il caro-vita”, “Scuole miste o scuole monogenere?” “I figli” “I condizionamenti dell’immagine” etc. con ospiti come Mercedes Bresso, allora presidente della Provincia o il prof. Arturo Carlo Viano, uno dei più autorevoli bioeticisti italiani. In particolare desidero ricordare Sara, sedicenne musulmana, con tanto di velo, brillante studentessa di liceo scientifico, con prospettive universitarie: è stata subissata da telefonate di spettatori, non sempre corrette nei toni e negli argomenti, e ha sempre replicato con una lucidità e una maturità intellettuale stupefacenti. Mi ha poi regalato un suo libro (Possiamo vivere con l’Islam), dal quale ho imparato molto e molto mi ripropongo di imparare. Purtroppo il proprietario della televisione per cui lavoravo, a fine anno ha venduto le reti, anche per le difficoltà conseguenti alla Legge Gasparri e, in particolare, al monopolio pubblicitario conferito a Publitalia.
Devo aggiungere, a onore della Produzione, che la mia trasmissione andava in onda dalle 21 alle 22,30 senza stacchi pubblicitari.